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I 5 libri che ogni imprenditore dovrebbe leggere, secondo Two Hundred

Ci sono uomini che sanno tutto, peccato che questo è tutto quello che sanno, diceva Niccolò Machiavelli a cavallo del XV secolo. Il secolo che sancisce il passagio dal Medioevo al Rinascimento, epoca di scoperte e rinascita fatta di inventori e uomini d'arte ma anche di grandi imprenditori.

Vogliamo partire proprio da una delle opere più importanti della letteratura mondiale per stilare una lista di libri che, secondo Two Hundred, ogni imprenditore dovrebbe leggere, o rileggere con una chiave diversa.

1) De Principatibus - Il Principe (1513 - Niccolò Machiavelli)

Più che per il celebre aforisma che, erroneamente, si collega a Machiavelli: "il fine giustifica i mezzi", ci sentiamo di consigliare l'opera del 1500 per chi intraprende una carriera imprenditoriale per via delle qualità che secondo l'autore un Principe dovrebbe avere per regnare, ed epandere, il proprio Stato e che si possono traslare nel buon operato di un imprenditore, ancora oggi.

Il Principe deve avere la disponibilità ad imitare il comportamento di grandi uomini a lui contemporanei o del passato, come oggi molti di noi si ispirano a grandi imprenditori come Bill Gates o Steve Jobs; e ancora la capacità di mostrare la necessità di un governo per il benessere del popolo, che altro non è che a visione customer centrica che risponde alle esigenze del mercato attuale e per ultima, il Principe deve essere in grado di gestire il rilevante potere di controllo della fortuna attraverso la virtù che, tradotta nel linguaggio attuale, sembra davvero il concetto di rischio d'impresa.

Il trattato in se stesso sembra essere dedicato a chi, come un Principe o un Imprenditore, ha il carico sulle proprie spalle di un'intera nazione o azienda, non dimenticandosi però di come soltanto grazie ad un giusto supporto di persone fidate e capaci il Principato potrà essere prospero negli anni a venire.

2) Don Chisciotte (1605/1615 - Miguel de Cervantes)

Romanzo spagnolo pubblicato in due volumi tra il 1605 e il 1615, Don Chisciotte rappresenta lo spirito dell'imprenditore. Il protagonista è don Alonso Quijano, nobile della Mancia, una regione centrale della Spagna: don Alonso è un appassionato lettore di romanzi cavallereschi, che divora al punto da non saper più distinguere la realtà dalla finzione. Egli si convince così di essere un cavaliere errante con il compito di proteggere i deboli e gli oppressi e di tener fede ai valori dell’onore e della cortesia tipici di un cavaliere.Don Alonso diventa così don Chisciotte e, immaginando di poter ottenere, grazie alle sue imprese, la corona di Imperatore di Trebisonda, muove all’avventura con il suo malconcio cavallo, ribattezzato Ronzinante. Secondo i canoni della cavalleria, che, pur pazzo, don Alonso segue meticolosamente, egli necessita di una dama da servire e del cui amore essere degno: don Chisciotte crea così la principessa Dulcinea del Toboso, corrispondente in realtà alla contadinotta Aldonza Lorenzo. Più avanti nel primo libro, gli si affiancherà pure un semplice contadino, Sancho Panza, che don Chisciotte nominerà suo scudiero. Prima di partire per compiere nobili imprese, Don Chisciotte va in cerca di un signore che lo nomini cavaliere. Si reca quindi in un’osteria, che ai suoi occhi sembra un gran castello, e si fa nominare cavaliere dall’oste, che lo asseconda nella sua follia.

Tutti, o quasi ne conosciamo l'epilogo, ma quello su cui è utile concentrarsi è la morale. Don Chisciotte è infatti il prototipo del sognatore che, inconsapevolmente, si scontra con il principio di realtà. Questo straniamento ha però una precisa componente razionale ed intellettuale: don Alonso Quijano non è pazzo per eccesso di sentimenti o per l’esaltazione delle proprie passioni, quanto proprio per un’applicazione meticolosissima del proprio raziocinio.

L'opera è un inno al perseguimento dei propri obiettivi, con il supporto del corretto studio alle spalle, grazie anche a quel pizzico di incoscienza che dovrebbe contraddistinguere ogni imprenditore.

3) Moby Dick (1851 - Herman Melville)

La storia è quella della nave condannata ad essere affondata da una balena gigante: il viaggio della baleniera Pequod, comandata dal capitano Achab, a caccia di balene e capodogli, e in particolare dell'enorme balena bianca, a raccontarci la storia è Ismaele e il libro comincia proprio dalla presentazione del narratore.

Inizialmente questo libro fu un insuccesso editoriale. Ma i capolavori sono pieni di un’immensa solitudine e fanno a meno di calcoli strettamente economici. Moby Dick, infatti, è un romanzo straordinario che ha segnato per sempre la letteratura mondiale. Come Cervantes nel Don Chisciotte, Melville descrive la vacua grandezza dell’uomo che tenta di emergere sopra le altre creature, affinché riesca a scoprire la verità che si cela dietro i veli delle apparenze anche a costo della follia, come Achab. In Moby Dick oltre alle scene di caccia alla balena, si affronta il dilemma dell'ignoto, del senso di speranza, della possibilità di riscattarsi che si può presentare da un momento all'altro.

All'inizio sono gli ufficiali della nave a dirigere la rotta, mentre Achab se ne sta rinchiuso nella sua cabina, prendendone la guida solo dopo molto tempo. Il capitano, come noto, verrà trascinato dalla Balena Bianca, dopo averla ferita; ignorando le richieste di desistere del proprio equipaggio. Un libro che in molti abbiamo letto, ma che forse dovrvemmo riprendere in mano con una chiave di lettura totalmente diversa.

4) L'arte della Guerra (VI secolo a.C. circa - Sun Tzu)

Il modo migliore per essere certi di vincere una guerra è assicurarsi la vittoria ancora prima di iniziare a combattere: questo è il principio fondante dell'Arte della guerra, con ogni probabilità il più antico manuale strategico della storia (VI secolo a.C.). Un obiettivo raggiungibile studiando i punti di forza e di debolezza dell'avversario, mantenendo la consapevolezza dei propri limiti ma anche la fiducia nella propria forza, sorprendendo continuamente il nemico.

E, prima di ogni altra cosa, controllando le informazioni, perché grazie alla conoscenza il destino della battaglia può davvero essere scritto prima che lo scontro cominci. L'essenzialità del messaggio e l'efficacia del magistero di Sun Tzu hanno fatto dell'Arte della guerra un testo di culto per chiunque voglia raggiungere un obiettivo nella vita o nel lavoro, dal manager al generale, dallo sportivo all'artista. Certamente i concetti di startegia militare possono sembrare anacronistici ai giorni d'oggi ma la vera essenza del trattato è proprio quella di evitare lo scontro, per raggiungere il miglior risultato possibile: il più grande condottiero è colui che vince senza combattere.

5) The Black Swan (2007 - Nassim Taleb)

Questo saggio è uno dei libri che vengono ormai considerati imprescindibili per le letture di chiunque voglia intramprendere una carriera imprenditoriale. Il termine “cigno nero” è tratto dalla frase del poeta latino Giovenale “rara avis in terris nigroque simillima cygno”. Questa espressione era utilizzata nelle discussioni filosofiche del XVI secolo a indicare un fatto impossibile o perlomeno improbabile. Si basa sulla presunzione che “tutti i cigni sono bianchi”, asserzione che ha avuto un senso fino alla scoperta del cigno nero australiano Cygnus atratus da parte degli esploratori europei.

Questo esempio dimostra come né il ragionamento deduttivo né quello induttivo sono infallibili. Un argomento dipende dalla verità delle sue premesse: una falsa premessa può portare a un risultato sbagliato e dei dati limitati producono una conclusione non corretta. L'imprenditore deve essere abituato a ragionare in maniera laterale, confutando i preconcetti stessi del mercato, sopratttutto se si tratta di lanciare un'azienda il cui modello di business è creato da zero e non ancora validato.

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