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Agritech: quando le startup innovative creano sinergia tra tecnologia e sostenibilità

L'agricoltura biologica non ha bisogno di presentazioni: secondo i dati di Coldiretti, il giro d'affari complessivo del biologico italiano supera i 3 miliardi di euro. Un fatturato che porta l'Italia al quarto posto a livello europeo, dopo Germania, Francia e Regno Unito. A  prescindere da quanto la crisi abbia ridotto la capacità di spesa delle famiglie, negli ultimi anni siamo sempre più esigenti in termini di qualità e sicurezza del cibo acquistato. I consumatori ritengono che il biologico risponda meglio alla necessità di preservare la propria salute rispetto ai prodotti dell'agricultura tradizionale, potenzialmente pieni di petsicidi nocivi. Poco importa se i prezzi dei prodotti bio siano circa il 30% più alti. 

È davvero questa l'unico modo per mangiare frutta e verdura senza assumere involontariamente sostanze chimiche dannose?

Fortunatamente no, da quando la tecnologia di ultima generazione si è messa al servizio dell'agricoltura. Si tratta dell'Agritech, l'innovazione radicata in uno dei settori più antichi dell'economia. Le novità sono tante e spaziano dalla robotica alle biotecnologie, dall'utilizzo di droni allo sviluppo di energie pulite. Ricorrendo alla tecnologia, è possibile ottimizzare il consumo di acqua, ridurre al minimo pesticidi e fertilizzanti nelle coltivazioni. Il risultato? Si massimizza l'efficienza delle sementi e la qualità del raccolto. Saremo in grado di comprare cibo non solo più economico rispetto a quello bio, ma anche sempre più sano, per di più ottenuto con un basso impatto sull'ecosistema.

 

In tutto il mondo sono sempre di più le Startup innovative che si occupano non solo protezione ambientale ma di una vera e propria agricoltura di precisione. Si mette in atto una strategia agronomica che perfeziona gli interventi in base alle esigenze colturali e alle proprietà biochimiche del suolo, si crea una sinergia tra tecnologia e sostenibilità.

 

Al momento, le startup italiane legate al mondo dell'agricoltura sono solo 15. La speranza è che questo numero cresca grazie all'open innovation: contaminando con l'agricoltura una tecnologia nata magari per un settore diverso, portando in campagna tutte le tecniche che permettano di ridurre i costi e aumentare la redditività, dai dispositivi per il meteo all'internet of things.

 

D'altronde, si parla di un fenomeno in forte espansione nei grandi mercati internazionali, come gli Stati UnitiSecondo le stime del Future Food Institute il giro d'affari è di 4,6 miliardi di dollari suddivisi in 527 accordi nel 2015; una crescita incredibile tenendo conto che il 2014 si era chiuso con soli 2,36 miliardi di dollari e 264 accordi. 

 

Non si tratta quindi di un ritorno al bucolico e a tutto ciò che è tradizionale. L’agritech è un fenomeno complesso, un settore al altissimo tasso innovativo, dove l’Italia può iniziare ad attrarre capitali importanti.