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Breve guida ai finanziamenti in startup

Comprendere come funziona il finanziamento delle startup è difficile sia per i founder che per gli investitori, ma capire a pieno la complessità dei round di finanziamento può essere davvero disorientante per un investitore alle prime armi.
Come si fa infatti ad ottenere un profitto dopo diversi round di investimento? Quanto profitto si ottiene? E come è suddiviso?
Ecco di seguito una panoramica sulle basi dei finanziamenti in startup.

Early stage

Molte startup raccolgono capitali in diverse fasi - formalmente chiamati round. Quando una startup prende vita, i suoi fondatori solitamente non si rivolgono ad angel investor o Venture Capital, ma ricercano fondi più vicino a loro, ad amici e parenti, sperando che questi aprano il loro libretti degli assegni e appoggino la loro grande idea imprenditoriale.

In fase iniziale, o early stage, la struttura finanziaria della startup viene immaginata proprio come un’azienda, creando quote azionarie che vengono suddivise tra i founder, i primi investitori, in relazione al capitale di rischio versato o alla quota lavoro.

Per spiegare meglio, creeremo una finta startup chiamata CiocoPresto, un servizio di consegna a domicilio di cioccolato in meno di 30 minuti. I due founder, Anna e Jacopo, alla fondazione della compagnia costituiscono un pacchetto azionario del valore di 500.000 €. Ognuno di loro prende la quota del 40%, così insieme possiedono l’80% della società. Mettono da parte azioni per 50.000 € come option pool per i futuri dipendenti e un’altra quota da 50.000€, non in circolazione, da poter vendere ad amici e parenti per i round seed.

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L’option pool dà ai dipendenti il diritto di comprare un domani le azioni ad un prezzo predefinito in questa fase early stage, quindi si presume, più conveniente rispetto ai successivi round.

Il totale di azioni che friends & family ricevono dipende da quanto ogni singola azione vale. Se Anna e Jacopo raccolgono 50.000€ dal loro network e decidono di valutare ogni azione a 1€, allora amici e parenti ricevono 50.000 azioni. Questo significa che Anna e Jacopo possiedono 400.000 delle 500.000 azioni in circolazione, cioè l’80% del capitale con diritto di voto della società, e i loro amici e parenti e potenziali futuri dipendenti possiedono il resto.

Seed stage

Dopo che Anna e Jacopo hanno raccolto denaro da amici e parenti, sono pronti alla fase seed di raccolta d’investimenti, o grazie a angel investor o attraverso una campagna di equity crowdfunding. A questo stadio, una versione beta del loro prodotto o servizio, chiamata MVP(Minimun Viable Product), dovrebbe essere attiva o potrebbe anche già essere sul mercato.

Gli angel investor investono il proprio denaro in startup, al contrario dei Venture Capital che investono il denaro di altri.
Mettiamo che durante un round seed arrivi un angel investor e investa 50.000€. A questo punto Anna e Jacopo devono creare nuove azioni per 50.000€ da vendere all’angel investor, così CiocoPresto avrà 550.000 azioni dopo l’investimento da 50.000€ dell’angel investor.

I founder, i loro amici e parenti e i futuri dipendenti possedevano il 100% della compagnia, finchè non è entrato in gioco l’angel investor.
La percentuale della compagnia posseduta dalle parti sopracitate diminuirà leggermente dopo che l’angel investor entrerà in possesso delle sue azioni.
Questo processo è chiamato diluizione.
Con ogni round di finanziamento, il numero di azioni di proprietà dei founder, dei dipendenti e degli investitori diminuisce, ma il loro valore aumenta

Con 550.000 azioni, i founder possiedono circa il 73% della compagnia e l’angel, gli amici e parenti e i futuri dipendenti ora possiedono all’incirca il 9%.

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Anche se la diluizione diminuisce sia la percentuale di proprietà dei founder che degli investitori durante ogni round, se la compagnia ha un’exit considerevole, ciò non influenzerà la dimensione del rendimento. Per esempio, se i founder inizialmente possiedono l’80% della compagnia con una valutazione di 500.000€ ma dopo numerosi round di finanziamento possiedono solo il 10% della compagnia a una valutazione di 10 milioni di €, il loro ritorno salirà da 400.000€ a 1 milione di €.

Convertible note, uno degli strumenti di investimento

A parte la possibilità di far entrare in modo diretto nella proprietà dell’azienda gli investitori attraverso la cessione di quote aziendali, esistono strumenti che tutelano sia l’investitore che i founder della startup. Uno di questi è il convertible note.

I convertible note sono un tipo di strumento misto che, al raggiungimento di certi parametri di tempo e performance, viene convertito in equity. Questo significa che i convertible note maturano interesse e hanno una data di scadenza. Solitamente sono usati nella fase iniziale di finanziamento, in fase early stage, preseed o seed.
I convertible notes di un investitore convertono in equity con uno sconto ed un valuation cap, in round successivi a quello del proprio investimento.

I round

Dopo il primo round di raccolta di finanziamenti le startup iniziano ad affrontare una serie di round, il che significa che gli investitori stanno investendo in equity comprando azioni. Si inizia con round early stage, preseed e seed, per poi passare ai round di serie A, poi B, C, D e così via. Una volta che una startup inizia un round di finanziamento, potranno investire diverse entità, dai fondi di Venture Capital alle aziende, ed a volte anche le fondazioni ed altri investitori istituzionali.

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Durante i round, i founder e gli investitori concordano sulla valutazione monetaria della compagnia. Mettiamo che un Venture Capital investa 250.000€ in CiocoPresto: concorderanno con gli investitori che la valutazione premoney della compagnia è di 750.000€ e la valutazione postmoney sarà di 1 milione di €.

I founder dovranno continuare ad emettere nuove azioni, il che diluirà la loro percentuale di proprietà della compagnia.

Valutazione premoney e post money

A seguito del round di finanziamento, la differenza maggiore da notare è il riferimento alle valutazioni premoney e postmoney. Una valutazione premoney è la valutazione fatta prima della raccolta fondi, ma non è la stessa valutazione che segue il finanziamento di un round precedente.

Per esempio, se CiocoPresto raccoglie 500.000€ in un round di serie A con una valutazione premoney da 1,5 milioni € e la valutazione postmoney sarà di 2 milioni di €, nei round B, la valutazione premoney non sarà necessariamente di 2 milioni di €.
Visto che tra i due round il valore dell’azienda sarà probabilmente cresciuto in funzione del lavoro fatto, investitori e founder si dovranno mettere d’accordo su una nuova valutazione. Per esempio, potrebbero mettersi d’accordo a una valutazione da 3,5 milioni di € in un round da serie B. Se Anna e Jacopo raccoglieranno 1 milione di € in questo round, la valutazione postmoney sarà di 4,5 milioni di €.

Exit

Le exit sono la ragione principale per cui le persone investono in startup.

Esistono diverse modalità di exit, come un’acquisizione o una IPO.
Quando arriva il momento di exit, gli investitori sperano che i loro investimenti producano un rendimento molto alto. Se un investitore investe in un unicorno (una startup con una valutazione oltre 1miliardo) ai suoi inizi, riceverà un rendimento molto alto. Non tutte le exit comunque sono così remunerative, è importante ricordare che investire in una startup è rischioso.

Per concludere

Ci sarebbe ancora moltissimo da aggiungere sui finanziamenti in startup, questo è solo l’inizio. La cosa più importante da tenere a mente è che ognuno vuole prendersi una fetta di torta più grande possibile, e sconti, valuation cap e acquisto di azioni privilegiate sono solo alcuni dei mezzi per ottenerla.
Ma soprattutto, per cercare di ottenere una exit considerevole.