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Glassup batte Google

Quella appena terminata si è rivelata una primavera carica di successi per GlassUp, la start up modenese specializzata nella progettazione e realizzazione di visori a realtà aumentata. Il processo di crescita aziendale aveva già registrato due milestone fondamentali questo inverno: la positiva chiusura della campagna di crowdfunding (250,000€ a fronte del 10% di equity) e la presentazione ufficiale dei nuovi visori a realtà aumentata per applicazioni industriali, GlassUp F4, presso la sede modenese di Confindustria Emilia. 

A confutare la tesi che aprile (con maggio) sia il più crudele dei mesi, ecco altre due eccezionali vittorie incassate dal team di innovatori emiliani: l’accettazione da parte degli uffici della Commissione Europea della richiesta fondi tramite bando SME-2 Instruments Horizon 2020 e la vittoria nella lunga querelle legale tra GlassUp e il colosso di Mountain View, Google.

1,000,000€ per GlassUp UNO Sport

Lo scorso 18 maggio – tramite comunicazione ufficiale – la Commissione Europea ha annunciato la vittoria di GlassUp alla call SME-2 Instruments Horizon 2020, a cui l’azienda aveva applicato presentando un progetto incentrato sulla rivisitazione sportiva della tecnologia ottica già sviluppata per i GlassUp UNO. Nello specifico, la proposta verteva su un restyling dell’occhiale dal punto di vista ergonomico per l’utilizzo su bicicletta o durante attività di running. La domanda è stata valutata positivamente dalla Commissione in termini di capacità operativa aziendale, innovazione, creazione di nuove opportunità di mercato e credibilità del know-how scientifico-tecnologico di GlassUp. L’investimento (a fondo perduto) ammonterà a 1 milione di euro, e sarà erogato nell’arco di due anni.

Con questa iniezione di capitali, il computo finanziario aziendale – per una start up già rimarchevole – aumenta ulteriormente, garantendo maggior solidità all’azienda e ricambiando la fiducia concessa dai numerosi investitori. ll finanziamento SME Instruments in Fase 2 permette alle imprese di investire in attività di innovazione come dimostrazione, testing, piloting, scaling up e miniaturizzazione, oltre a sviluppare un business plan maturo per i prodotti. Le aziende vincitrici possono inoltre beneficiare di 12 giorni di business coaching.

Una grande vittoria contro un grande avversario

Davide contro Golia è una storia sempre attuale, come dimostra la vittoria di GlassUp su Google. La start up specializzata in smartglasses e realtà aumentata dopo una faticosa bagarre contro il colosso di Mountain View è riuscita a ottenere la registrazione del proprio marchio in tutte le classi merceologiche desiderate. Una storia iniziata nel 2012, quando GlassUp aveva depositato presso l’U.I.B.M la domanda di registrazione del marchio denominativo “GlassUp”, per contraddistinguere apparecchi tecnologici e, in particolare, strumenti ottici per la registrazione (classe 9) nonché giocattoli e articoli vari per lo sport (classe 28).

Google ha immediatamente presentato opposizione chiedendo all’U.I.B.M. di respingere la domanda di registrazione del marchio “GlassUp”, in quando ritenuto altamente confondibile con i propri marchi comunitari “GOOGLE GLASS” e “GLASS”, anch’essi utilizzati per contraddistinguere apparecchiature tecnologiche (classe 9).

L’U.I.B.M, in linea con le motivazioni mosse da Google, ha parzialmente respinto la domanda di marchio “GlassUp” con specifico riferimento agli “apparecchi per la registrazione, la trasmissione e la riproduzione dell’immagine”. GlassUp determinata ad ottenere la registrazione del marchio per tutti i propri prodotti, ha depositato ricorso innanzi alla Commissione dei Ricorsi. Dopo una serie di botta e risposta tra i rispettivi avvocati difensori, la Commissione dei Ricorsi, accogliendo la tesi dei legali di GlassUp, ha ritenuto che il marchio di Google “GLASS”, utilizzato per contraddistinguere “occhiali per la realtà aumentata”, debba ritenersi debole a fronte della sua portata.

Allo stesso tempo, quanto all’altro marchio posto da Google alla base della propria opposizione, “Google Glass”, la Commissione dei Ricorsi ha ritenuto che il cuore del marchio sia unicamente il segno supernotorio “Google” e non l’elemento descrittivo “Glass”. La Commissione dei Ricorsi, respingendo l’opposizione del colosso americano, ha così accolto il ricorso di GlassUp accendendo luce verde alla registrazione del marchio in tutte le classi merceologiche inizialmente richieste.