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Il team di Soisy

Diciotto persone che lavorano da remoto, in un’organizzazione senza manager e gerarchie, con una governance aperta e pronta a scalare.

Henry Ford sosteneva che

Le due cose più importanti non compaiono nei bilanci di un'impresa: la sua reputazione e i suoi uomini.

Ecco: se questo era già vero a quei tempi, lo è ancor di più per la vita e nell’economia di una startup.

E se della reputazione di Soisy abbiamo già parlato abbondantemente (dai riconoscimenti alle opinioni dei clienti, con questo post blog vogliamo invece raccontarvi l’importanza del team in Soisy e la peculiarità della loro organizzazione da remoto e governance partecipativa.

Tra i 5 motivi per investire in Soisy e che l’azienda stessa propone nella pagina della campagna,

  • oltre la crescita costante (1)
  • in un mercato blue ocean (2)
  • grazie a un business model testato e validato (3),

ci sono 2 motivazioni che fanno proprio riferimento al team:

  • la solidità del team Soisy passato anche da un pivot (“il nostro insuccesso iniziale è stato una grande fortuna, perché ci ha permesso di scoprire un mercato molto più promettente”, Pietro Cesati qui) (4)
  • e la peculiarità della sua governance, aperta e diffusa (5).
    investire_soisy

Business sì, quindi: ma chi lavora dietro le quinte per farlo prosperare?

Esiste tanta letteratura sull’importanza di un team per una startup: “Un business non è niente senza le persone che lavorano dietro le quinte. (...) Assumere la squadra giusta è quindi estremamente importante per qualsiasi azienda, e ancora di più per una startup, poiché è la squadra che svolge un ruolo chiave nella comprensione e nell'esecuzione della visione” (fonte: https://www.entrepreneur.com/article/270515) e la stessa Soisy ne ha parlato sul suo blog in un articolo sul come assumono le persone: “Effettivamente la fase di recruiting è uno degli ostacoli che anche noi abbiamo incontrato: il team è un elemento chiave, anche perché all’inizio c’è poco altro su cui contare. E certamente non è facile trovare le persone giuste, competenti, interessate a un’organizzazione adattiva come la nostra e a prendersi i rischi che comporta una scelta di questo tipo.”

Ed esistono elenchi di “must have” indispensabili per avviare una startup: dall’essere passati da una precedente esperienza di startup, alla conoscenza del prodotto e competenze nel settore di riferimento.

E queste Soisy le ha tutte: basta dare un’occhiata e spulciare nel “chi siamo” del loro sito, e relativi profili linkedin, per rendersi conto della solida esperienza nel settore finanza (i tre founder vengono dal risk management di grandi banche e dal mondo assicurazioni) e tecnologia (un team dev di tutto rispetto e in crescita), oltre ad esperienze in precedenti startup (Francesco Trucchia tra i dev, in particolare, o Giada in prima.it e Nicola nell’avvio di un’azienda creativa come Caffeina, ora tra le 400 aziende italiane leader della crescita secondo Il Sole 24 Ore).

Governance diffusa e aperta

Ma le esperienze precedenti sono sufficienti affinché una squadra lavori bene insieme? Magari l'esperienza da sola non basta e servono anche competenze trasversali per prosperare veramente.
Anche questo in Soisy se lo son già chiesti, e hanno iniziato a lavorare su un modello di governance partecipativa, diffusa e aperta, anche questo documentato ampiamente sul loro blog, che vi linkiamo direttamente e consigliamo di leggere per capire davvero come si organizzano e lavorano ogni giorno 18 persone che lavorano da casa in città diverse:

Vi lasciamo solo alcuni stralci per farvi notare l’enorme differenza con le organizzazioni tradizionali e gerarchiche:
“Chiunque può partecipare e fare proposte (...) I confini tra le diverse strutture non sono cioè impermeabili ma porosi; è anzi normale che le persone partecipino e lavorino su attività di diverse dinamiche. (...)

La conseguenza di questo mescolamento è che le persone maturano una consapevolezza più forte dei bisogni di Soisy piuttosto che di quelli di una singola funzione aziendale. Questo permette anche grande flessibilità nell’allocazione delle risorse, con persone che si spostano a lavorare su ambiti diversi a seconda del bisogno del momento. (...)

Questo comporta che la maggior parte delle decisioni vengano prese in maniera collegiale, un metodo particolarmente indicato per le decisioni in ambiti complessi, e riduce il risentimento nei confronti delle decisioni verso le quali si è in disaccordo. Costringe inoltre tutti ad avere chiarezza sulle motivazioni delle decisioni e a esporle agli altri, un ulteriore miglioramento in ogni processo decisionale. (...) Il fatto poi che le attività da fare non vengano assegnate ma solo prioritizzate porta a un maggiore allineamento con le competenze e passioni delle persone.” (Tratto da Come organizziamo il lavoro sul blog di Soisy).

Essere diversi dalle organizzazioni tradizionali e gerarchiche non ha alcuna accezione positiva o negativa, beninteso, si tratta solo di sottolinearne la differenza come spiega Pietro Cesati alla fine dell’articolo “la nostra non è un scelta di avere un’organizzazione migliore, ma più adatta a trattare la complessità, adattarsi al cambiamento e mantenere alti il coinvolgimento e la passione delle persone.”

Ecco: proprio in questo senso riteniamo che un’organizzazione diffusa e aperta di questo tipo possa aiutarli a scalare più velocemente, perché adattabile e adatta ad affrontare la complessità del mondo delle startup e relativi panorami competitivi, in costante cambiamento.

Team

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