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Oltre Venture, primo fondo di impact investing italiano, investe in Pickmeapp

L'intervista a Lorenzo Allevi, CEO e co-founder di Oltre Venture

PickMeApp e' una soluzione di mobilità urbana intelligente, collettiva e door to door pensata per soddisfare il bisogno di mobilita' di fasce deboli della popolazione quali bambini e ragazzi, anziani e disabili. Si tratta di un sistema software a supporto del trasporto cittadino altamente innovativo dal punto di vista tecnologico e sociale, sviluppato al fine di proporre un nuovo modello di mobilita' urbana per le citta' del futuro. Oltre Venture è il primo fondo di Impact Investing Italiano, già socio di Pickmeapp ha deciso di continuare ad investire anche in questa campagna di Crowdfunding.

Qui un confronto con Lorenzo Allevi, CEO e co-founder di Oltre Venture sulla mobilità urbana del futuro

Come mai Oltre Venture ha deciso di sostenere il piano di sviluppo entrando nell’equity di PickMeApp nel 2018?

L’obiettivo di Oltre Venture è quello di sostenere lo sviluppo di soluzioni innovative riguardanti problemi sociali complessi, quale quello della mobilità in aree dove i servizi di trasporto sono sottodimensionati e alcune categorie di persone più deboli (anziani, bambini, disabili) sono sotto serviti dal mercato. PickMeApp, in questo senso, rappresenta per noi un primo esempio di investimento nella mobilità del futuro: ecosostenibile, accessibile a tutti, sicura.

Su cosa investe oggi Oltre Venture? Quali sono le metriche con cui valuta le startup su cui puntare?

Investiamo in soluzioni, ancor prima che in imprese o in progetti d’impresa. Siamo costantemente alla ricerca di nuovi modelli di business scalabili, che abbiano come obiettivo quello di fornire una risposta di mercato ai problemi concreti di persone, comunità e territori. Investiamo prevalentemente in Italia e siamo molto attenti a selezionare team che siano interamente dedicati al progetto.

Il settore della mobilità è uno di quelli cruciali per la vita di tutti e per il futuro, anche ambientale, delle nostre città. Come mai gli investimenti in innovazione sono ancora così pochi?

Oggi la disponibilità di capitali è così elevata che gli investitori hanno la possibilità di determinare o meno il successo di un settore: è così per l’intelligenza artificiale, per l’agricoltura sostenibile, per la mobilità urbana. Sono gli investitori, infatti, a doversi chiedere per primi se ha più senso investire nell’ennesima startup di condivisione di veicoli privati inquinanti nei centri urbani, o se ha più senso investire nello sviluppo di una mobilità diffusa, ecosostenibile e che consenta di muovere il maggior numero possibile di persone con il minor numero di veicoli. Questo è quello che intendiamo per “responsabilità sociale della ricchezza”.

Sempre sulla mobilità, uno dei settori più lenti ad innovarsi, anche per le difficoltà normative e per i pochi investimenti in infrastutture legati a bandi pubblici obsoleti, come si può far ripartire? Come far contaminare gli operatori tradizionali con startup e soggetti più vocati a mettere in moto business dirompenti?

Abbiamo visto in passato esempi eccellenti di “unicorni” globali che hanno seguito un approccio “disruptive” in una prima fase, salvo poi scontrarsi inevitabilmente con le regolamentazioni locali e le ricadute negative di un modello di business basato sullo sfruttamento di risorse esistenti. Più che “rivoluzionare” il mercato attuale dobbiamo trovare oggi dei modelli di business alternativi all’esistente, che possano portare benefici sia ai clienti finali sia al territorio in cui operano.

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Gli investimenti di tipo “impact” sono un vostro grande cavallo di battaglia, e nel mondo qualcosa si muove su questo fronte. Qual è la vostra ricetta per far convivere profittabilità e sostenibilità?

Prima di scegliere un progetto su cui investire siamo soliti valutare attentamente il settore di riferimento, il** modello di business**, la scalabilità del progetto e le caratteristiche del team per verificare che l’impresa possa diventare profittevole nel tempo e ambire a una rilevanza perlomeno nazionale. In contemporanea, facciamo una prima valutazione delle prospettive di impatto sociale sui lavoratori, i clienti e il territorio di riferimento, in paragone con altre soluzioni presenti sul mercato.

Cosa vede nel futuro della sharing mobility?

Non tutte le persone hanno le stesse possibilità di accedere ai servizi esistenti: c’è chi può prenotare un’auto in condivisione con una app e salire in macchina con uno sconosciuto o mettersi alla guida autonomamente, e chi semplicemente non è in grado o non può farlo per ragioni di età, di sicurezza o di disabilità fisica. Forse, abbiamo bisogno di meno “sharing” e più “mobility”: meno auto private in circolazione (seppur in condivisione) e più mezzi di trasposto guidati da conducenti professionisti facilmente accessibili da tutte le tipologie di utenti grazie a una presenza capillare sul territorio e a tariffe competitive con quelle del trasporto pubblico.

Oggi PickMeApp è di nuovo in raccolta perchè business così competitivi richiedono grandi investimenti. Perchè avete scelto di continuare a sostenere questa sfida?

Nei piccoli e medi centri urbani del meridione italiano, ma non solo, i servizi di trasporto pubblico locale sono ormai quasi del tutto assenti, con una ricaduta negativa soprattutto per quelle fasce di popolazione più deboli come gli anziani o i bambini. Dopo una prima fase di sperimentazione a Potenza e Salerno, che ha portato a un totale di 126.000 chilometri percorsi dai clienti di PickMeApp e oltre 386 mila chilogrammi di CO2 risparmiate all’ambiente, abbiamo deciso di sostenere la nuova campagna di crowdfunding con l’obiettivo di finanziare l’espansione commerciale in nuovi contesti urbani, soprattutto per quel che riguarda gli investimenti in marketing volti a far conoscere questa soluzione al maggior numero di persone possibili.

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