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Pebble vs I'm Watch

 

Questa è la storia di due start up simili, ma completamente opposte, pioniere nel settore smartwatch quando ancora i colossi della tecnologia latitavano in questo campo. Due aziende innovative con strategie di marketing completamente differenti : una ha utilizzato la prevendita e l’altra una campagna di crowdfunding, una è fallita e l’altra ha lanciato una seconda edizione del prodotto. Vediamo le differenze.

I’m watch, start up italiana, fondata dagli imprenditori veneti Manuel Zanella e Massimiliano Bertolini realizzava orologi hi-tech basati su Android. Nonostante l'apporto finanziario di Ennio Doris, patron della Banca Mediolanum, l'azienda non ha trovato il successo sperato terminando così anticipatamente la sua avventura.

Il Corriere riporta: ” Nel giugno 2012, pochi giorni dopo il lancio, le prenotazioni raccolte online sul prezzo base di 350 euro si attestavano sulle 10 mila unità. Ma c'erano anche versioni in metallo prezioso da 13 mila euro acquistate, in diverse unità, da una ricercata clientela araba e russa", scrive il quotidiano. Nel giro di 1 anno soltanto la situazione è precipitata ottenendo vendite per 4.2 milioni di Euro ma quasi altrettanto in perdite.

10.000 pezzi ordinati (e pagati), ma nessuna consegna!

Basta dare un’occhiata alla pagina di Facebook della società per capire qual’è il sentimento più diffuso tra coloro che hanno pagato quasi 300 euro mesi fa per qualcosa che al momento non esiste. La società promette la spedizione senza mai indicare la data certa.

Più volte l’attesa spedizione ha subito ritardi e slittamenti. Il motivo? Sono stati gli stessi responsabili societari a spiegarlo nella missiva. In buona sostanza non è mai stato terminato ovvero ha continuato a subire continui ritocchi per renderlo più funzionale. 

Nessuno ha ricevuto questo orologio!!! Al call center ed alle email non rispondono mai. 

Negli stessi anni un altro smartwatch, Pebble, tenta la corsa contro i grandi colossi con una strategia completamente differente.

Nata nel 2011 come start up americana la Pebble Technology scelse di dedicare tempo, voglia e denaro a un oggetto all’epoca piuttosto oscuro inserito in un mercato ancora inesistente. Partire prima degli altri talvolta si traduce in un vantaggio pratico, eppure in prima istanza il futuro della società fondata da Eric Migicovsky si presentava grigio. 

Il Ceo non riusciva a far capire le opportunità offerte dal suo smartwatch.

Alla disperata ricerca di fondi, il team optò per la via del crowdfunding con una campagna su Kickstarter: una pagina lineare, un video essenziale ed ecco la svolta. 

La richiesta iniziale era di 100mila dollari, ma Pebble ammaliò oltre 69mila fan raccogliendo più di 10 milioni di dollari. 

Ora c’è la dimostrazione che è stata anche una strategia di marketing estremamente efficace . L'iter  percorso dai fondatori di Pebble è quello tipico delle startup americane, un percorso orai consolidato: campagna di crowdfunding e tanta buona volontà per convincere gli investitori/sostenitori sulla bontà del progetto.

A distanza di due anni Pebble lancia una seconda campagna di crowdfunding conclusasi poche settimane fa con un successo senza precedenti, che ha permesso di raggiungere e superare quota 20 milioni di dollari, quasi il doppio rispetto al primo smartwatch della startup. 

Pebble ha scritto una nuova pagina del crowdfunding con questo progetto, ha dimostrato che le buone idee possono venire anche dal 'basso' e che avere successo nel lancio di una campagna e’ possibile, basta metterci tanto impegno e dedizione, senza l’illusione che questi numeri arrivino da soli. (alcune nostre Tips qui )

 A proposito ecco i numeri: quasi 80 mila backers da 162 paesi hanno scommesso su questa campagna, 20.338.986 di dollari raccolti, 14.308 commenti  degli utenti (ai quali hanno risposto!) e 15 aggiornamenti sulla pagina, ma soprattutto una copertura mediatica ineguagliabile.