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Il terzo report italiano sul Crowdinvesting conferma la crescita dell'Equity Crowdfunding

L'osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano ha censito finora 231 campagne di raccolta, organizzate da 214 imprese (vi sono diversi casi di round ulteriori organizzati dalle stesse aziende). Ben 122 campagne sono state lanciate negli ultimi 12 mesi. Il tasso di successo è migliorato molto nel 2017 e nel 2018 ed è oggi pari al 67%.

Il valore medio del target di raccolta per ogni emittente è pari a €218.368 mentre quello mediano è pari a € 133.450. Mediamente viene offerto in cambio il 13,5% del capitale (valore mediano 9,1%); si diffonde la prassi di offrire titoli senza diritto di voto sotto una certa soglia di investimento (e votanti sopra la soglia).

La novità per l’Equity Crowdfunding in Italia è stata l’apertura del mercato (prima confinato startup e PMI innovative) a tutte le PMI, introdotta dalla Legge di Stabilità 2017 e implementata dalla CONSOB nel mese di gennaio 2018.

Comunque, fra le imprese emittenti continuano a prevalere le startup innovative (84,6% del campione) ma aumenta l’incidenza delle PMI innovative (8,4%) e compaiono da quest’anno le PMI (5,1%). Completano il quadro i veicoli di investimento (4 ad oggi). La grande maggioranza opera in Lombardia (seguono Lazio e Piemonte) ed è operativa nel settore dell’ICT. Gli obiettivi principali correlati alla raccolta di capitale sono investire nel marketing e nel brand (59% dei casi) e nello sviluppo della piattaforma tecnologica (37%).

In media ogni campagna riceve il sostegno di 65,9 investitori. L’Osservatorio è stato in grado finora di censire 5.685 sottoscrizioni (per il 35% inferiori a € 499, per il 51% comprese fra € 500 e € 5.000) effettuate da 3.250 persone fisiche e 279 persone giuridiche (in gran parte società di servizi, immobiliari e commerciali).
L’investitore tipico nell’equity crowdfunding è maschio, vive in Lombardia e ha da 36 a 49 anni. Non mancano gli ‘affezionati’ del settore, che hanno scelto di investire in molte operazioni.

Nessuna delle società finanziate ha finora realizzato una exit di contro non ci sono stati default e write-off. In compenso, come anticipato, diverse emittenti hanno realizzato nuovi round di raccolta, a multipli crescenti, con una conseguente rivalutazione teorica degli investimenti realizzati nei primi round. Su questa base l’Italian Equity Crowdfunding Index ideato dall'Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano calcola un apprezzamento complessivo del valore di portafoglio pari al 16,59% alla data del 30 giugno 2018.

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Quest’anno per la prima volta l'Osservatorio ha tracciato un bilancio rispetto alla performance delle imprese emittenti dopo la raccolta di capitale, in particolare per quelle che si sono proposte nei primi anni di avvio del mercato. A tal fine sono stati raccolti i bilanci pubblicati (al momento di andare in stampa gli ultimi bilanci disponibili erano quelli del 2016 e solo per alcune aziende quelli del 2017) e sono state analizzate le variazioni dei dati relativi a: ricavi da fatturato, margine operativo lordo (EBITDA) e utile netto. I dati ufficiali per l’anno successivo a quello della campagna sono disponibili per 21 imprese che hanno raccolto capitale sui portali autorizzati italiani dal 2014 al 2016.
La dimensione del campione è ancora molto contenuta per trarre evidenze significative, ma si nota un generale trend di crescita; alcune imprese sembrano però rimanere ‘al palo’ (in 4 casi dopo un anno i ricavi sono ancora inesistenti).

Al di là dei dati oggettivi, diventa però interessante capire se la performance successiva alle campagne è stata in linea con le promesse fatte agli investitori. Raccolta quindi la documentazione allegata alle campagne chiuse da imprese con almeno un bilancio pubblicamente disponibile relativo al periodo post-offerta, in particolare rispetto agli obiettivi quantitativi descritti nel business plan. Il confronto viene effettuato osservando i ricavi effettivi e quelli previsti a budget sulla base di 24 emittenti.

Solo in due casi i dati effettivi di fatturato hanno superato le previsioni contenute nel business plan iniziale, tutte le altre imprese rimangono sotto le aspettative, in termini di rapporto fra dato effettivo e dato obiettivo.
In alcuni casi, specialmente per le prime campagne condotte sui portali italiani, siamo ben al di sotto delle previsioni (in 4 casi non si raggiunge il 20% del target). In generale la divergenza fra realtà e aspettative sembra ampliarsi col passare del tempo.

La remunerazione di un investitore nel capitale di rischio di un’azienda deriva o dai dividendi pagati o da plusvalenze dopo la cessione dei titoli, in caso di acquisizione (buyout) o quotazione in Borsa. Naturalmente vi è anche il rischio di una minusvalenza, o della perdita totale del capitale in caso di fallimento dell’azienda (write-off).
Nel caso dell’equity crowdfunding italiano, non si registrano al momento pagamenti di dividendi (molte delle emittenti sono startup innovative, le quali non possono distribuirli). Non ci sono state nè quotazioni, nè acquisizioni da parte di terzi, ma neanche write-off.
Sono però stati lanciati round successivi di aumento di capitale, condotti con multipli diversi rispetto al sovrapprezzo applicato nell’operazione di crowdfunding. Tale evenienza genera sulla carta una variazione del valore implicito della partecipazione, che è funzione sia della differenza nel sovrapprezzo, sia dell’entità della diluizione del capitale realizzata nel round successivo.

Il Followup è stato fatto registrare da 15 aziende che hanno lanciato almeno un secondo round grazie ad una nuova campagna di Equity Crowdfunding, non sempre sulla stessa piattaforma. I dati mostrano che nel primo round la raccolta media si attestava sotto i 163.000€, salendo ad oltre 425.000€ nel secondo round. In un solo caso la seconda raccolta non ha avuto successo (si tratta di una campagna lanciata al di fuori dell'Italia, ndr.). Un caso mostra 4 round totali, utilizzando la medesima piattaforma, con una raccolta totale di 726.946€.

Per calcolare la rivalutazione o svalutazione potenziale degli investimenti effettuati nell’equity crowdfunding italiano, l'Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano ha ideato l’Italian Equity Crowdfunding Index, che descrive sinteticamente il rendimento teorico ottenuto dall’avvio del mercato. Alla data del 1 luglio 2018, il valore dell’indice era pari a 116,59. Ciò vuol dire che se un investitore italiano avesse sottoscritto l’1% di ogni operazione di equity crowdfunding chiusa con successo fino a quella data, il valore teorico del suo portafoglio sarebbe oggi cresciuto del 16,59%.

Un'altra novità lanciata in questo 2018 è il modello della Syndication, sviluppato dalla piattaforma 200Crowd. Modello che aiuterebbe e di molto la gestione nella comunicazione dei secondi Round. Il Lead Investor infatti funge da filtro e flusso tra il proponente e gli investitori, comunicando le fasi di nuovi round e presentando gli adeguati aggiornamenti, sgravando di questa impellenza l'azienda e facilitando la ricezione di informazioni da parte degli investitori.

"Il mercato del crowdinvesting sta mostrando segnali di crescita incoraggianti" afferma il CEO di 200Crowd, che continua: "tra i quali la maggior partecipazione di investitori tipici del settore startup, quali business angels e fondi di venture capital. Le piattaforme stanno sensibilmente migliorando la proposta delle offerte, rendendo il mercato più interessante anche per questi soggetti e creando opportunità di crescita per le aziende. Siamo contenti di aver creato un network di lead investor, che avrà un ruolo rilevante nella crescita delle aziende finanziate"

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