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Startup o Start-up: trova le differenze

Siamo ancora agli albori dell'ecosistema startup, su questo non c'è dubbio. Come facciamo ad esserne così sicuri? Perchè ancora si fa molta confusione su cosa sia una startup e su quello che la rende differente (né meglio né peggio, solo diversa) da un azienda tradizionale in fase di start-up.

 

Sembrerebbe quasi esagerato cercare tante differenze per un singolo, piccolo simbolo che differenzia le due parole, ma in realtà le differenze ci sono eccome e non sono per nulla banali. 

 

Iniziamo con la definizione universalmente conosciuta della parola start-up in economia: L'avvio di un'attività (che può anche essere innovativa) o l'avvio di una business unit all'interno di un'attività già esistente. In economia quindi lo "start-up" di un'attività si riferisce ad una situazione temporale, ovvero all'avvio dell'attività, non ad una particolare categoria di impresa. Possiamo quindi definire start-up l'avvio di qualsiasi attività imprenditoriale: un bar, un ristorante, un'officina, chi più ne ha più ne metta. Negli Stati Uniti queste attività tradizionali sono chiamate lifestyle business.

 

Ora passiamo alla definizione universalmente riconosciuta di startup: Un'entità (non per forza una società, ma anche un gruppo di persone) che attraverso la ricerca di un business model scalabile e ripetibile, punta alla rapida crescita del suo mercato. Come ci ricorda Paul Graham, la startup non dev'essere per forza tecnologica, non deve cercare per forza capitali esterni e non deve puntare necessariamente ad un exit, ma solo puntare a crescere rapidamente. Tutto il resto avviene come conseguenza della crescita. Questo vuol dire che una startup non può essere assimilata ad un'attività tradizionale (lifestyle business), che solitamente non cresce rapidamente perchè non ha business model scalabile.

 

La grande differenza quindi è nella scalabilità. Cosa vuol dire avere un business model scalabile? 

 

La scalabilità di un business model è spesso associata all'utilizzo di un software come infrastruttura per l'erogazione del servizio, anche se questo è utilizzato per rivoluzionare (to disrupt) un business tradizionale (leggi la storia di Dollar Shave Club, e-commerce di cosmetici e rasoi per uomo).

Proprio perchè la natura stessa del software lo rende facilmente replicabile in altri paesi, geografie e mercati, senza dover per forza effettuare grandi investimenti in uffici, negozi, arredamenti, si parla di scalabilità. La storia di Whatsapp è emblematica in questo senso, da 0 a n.Milioni di utenti da un singolo ufficio in Silicon Valley.

 

La crescita della startup, declinata in metriche specifiche a seconda del business model (costo acquisizione clienti, life time value, crunch rate, etc), è la caratteristica essenziale per la quale la stessa attira l'interesse degli investitori, ed in queste metriche ha pochissimo a che vedere il fatturato (almeno nelle fasi iniziali) che è invece importantissimo per un azienda tradizionale. 

Se quindi accettiamo il fatto che siano la crescita e la scalabilità del business ad identificare la startup, capiamo meglio che tutto quello che ne consegue (investimenti, tecnologia, strategia, etc), devono essere funzionali alla crescita stessa e, nel caso di interessare un'investitore esterno, alla capacità di remunerarlo. 

 

Quindi perchè si investe in startup ed è così importante l'exit?

 

Dando come metrica non fondamentale per la crescita della startup il fatturato, la stessa per crescere e diventare appetibile (ovvero conquistare una fetta di mercato sufficientemente amplia che le permetta di essere potenzialmente interessante per un'acquisizione o una quotazione) è costantemente alla ricerca di capitali esterni non a debito (che rallentano la crescita della società che li deve restituire inficiandone il cashflow, ed invece vanno benissimo per un lifestyle business che genera cassa dall'inizio).

 

Gli investitori possono essere definiti sotto varie forme, solitamente a seconda del taglio d'investimento che li contraddistingue e della fase di crescita in cui si trova la startup. Troviamo quindi in ordine: Venture Incubator/Accelerator, Business Angels, Venture Capital e Private Equity.  Questi investitori, che investono in diverse fasi della crescita della startup, sono accomunati da un unico obiettivo: l'exit. 

L'exit non è un desiderata o un capriccio dell'investitore, ma l'unica forma sostenibile di ritorno universalmente riconosciuta nell'investimento in capitali di rischio. Vista l'alta percentuale di fallimento che contraddistingue le startup (e che qualsiasi founder o investitore dev'essere disposto a sopportare), il reward dev'essere altrettanto allettante: l'acquisizione o la quotazione della società, con multipli importanti. 

 

Ecco perchè la startup non può essere l'avvio di un'attività tradizionale, ma può essere considerata tale SOLO quando ha una strategia che porti ad una crescita globale ed una conseguente exit.