/ Investor Inspiration

Una nuova “dimensione” per il crowdfunding: il Regolamento UE 2020/1503

Con il nuovo Regolamento UE 2020/1503 sugli European Crowdfunding Service Providers for Business (ECSP), si aprono prospettive di sviluppo nuove per le piattaforme di crowdfunding, alle quali viene concesso di operare non più esclusivamente su base nazionale ma anche, indipendentemente dallo Stato membro di origine, a livello comunitario.

In sostanza, nasce un vero e proprio nuovo mercato unico del crowdfunding, capace di completare l’Unione dei mercati di capitali e creare sinergie nuove: i progetti imprenditoriali sviluppati in Italia potranno beneficiare di canali di finanziamento nuovi derivanti dalla raccolta di capitale all’estero ma, allo stesso tempo, anche gli investitori nazionali potranno cogliere nuove opportunità di finanziamento offerte dalle piattaforme di altri Stati europei operanti in Italia.

In modo del tutto innovativo rispetto alla disciplina nazionale in materia, il presente Regolamento costruisce un framework normativo onnicomprensivo, comune ai gestori di tutte le piattaforme, non solo di investment crowdfunding ma anche di lending crowdfunding (c.d. modello ibrido). Anche queste ultime, a livello nazionale sottratte a qualsiasi regime autorizzatorio, sono infatti tenute a rivolgersi all’autorità nazionale per essere autorizzate ad operare a livello europeo (artt. 12 e 13). Con l’autorizzazione, a fronte della verifica di una serie di requisiti (anche prudenziali di capitale, come previsto all’art. 11), i fornitori di servizi di crowdfunding che si qualifichino come persone giuridiche dotate di una organizzazione stabile nel territorio dell’Unione possono disporre di una sorta di “passaporto” europeo per svolgere le proprie attività negli Stati membri in cui lo desiderino. L’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA), che peraltro interverrà insieme all’Autorità bancaria europea (ABE) per definire delle regole di dettaglio rispetto al Regolamento (art. 19), istituisce a tal fine anche un registro comune dei fornitori di servizi di crowdfunding autorizzati (art. 14).

Passando a considerare la disciplina di condotta, viene fissato un tetto massimo alla raccolta di capitale di rischio pari a 5 milioni all’anno per ogni soggetto, oltre che stringenti vincoli di adeguatezza nella selezione e nell’analisi dei progetti imprenditoriali proposti sulle piattaforme, con il fine di garantire un attento monitoraggio dei rischi e un equo trattamento delle imprese clienti e degli investitori. Un’altra importante novità consiste nella distinzione tra investitori “sofisticati” e “non sofisticati” dove, in riferimento ai primi, si considera ogni persona fisica o giuridica qualificata come cliente professionale ai sensi dell’allegato II, sezione I, punto 1, 2, 3 o 4, della direttiva 2014/65/UE o comunque approvata dal fornitore di servizi di crowdfunding in base ai requisiti e alla specifica procedura indicata nell’allegato II del Regolamento stesso. Sempre in relazione agli investitori, vengono introdotti due nuovi strumenti di tutela: il c.d. Key Investment Information Sheet (KIIS), che è un prospetto informativo contenente la descrizione di tutte le caratteristiche dell’investimento (artt. 23 e 24 a livello di piattaforma) e, per i soli investitori “non sofisticati”, un “test d’ingresso” grazie al quale viene ricostruita l’esperienza finanziaria, gli obiettivi di investimento e l’effettiva comprensione dei rischi di ciascun soggetto (art. 21).

Nell’ottica di assicurare una continuità operativa coerente con gli interessi del mercato e della clientela, il Regolamento impone ai gestori di adottare adeguati sistemi di presidio del rischio di credito (art. 4) e operativo (art. 9 in tema di esternalizzazione), oltre che meccanismi di pricing delle offerte di crowdfunding in linea con gli stessi. Con il chiaro intento di rafforzare ulteriormente la protezione degli investitori (soprattutto non sofisticati), impone inoltre obblighi di adeguata verifica dei titolari dei progetti finanziabili, rispetto ai quali devono essere verificate condizioni di stabilimento e assenza di precedenti penali (art. 5).

Al di là della disciplina specifica in materia di gestione individuale di portafogli di prestiti (art. 6), viene chiesto ai fornitori dei servizi di crowdfunding di assicurare alla propria clientela un meccanismo di presentazione dei reclami gratuito, tempestivo ed equo (art. 7) e di adottare ogni misura necessaria per evitare, individuare, gestire e comunicare la presenza di eventuali conflitti di interesse (art. 8), diffondendo alla clientela informazioni utili a comprendere l’andamento delle proprie operazioni nel crowdfunding (artt. 19, 20 per la pubblicazione dei tassi di default nel lending crowdfunding e 26).

Inoltre, il Regolamento riconosce all’investitore non sofisticato la possibilità di esercitare il c.d. diritto di ripensamento, in quanto prevede un periodo di riflessione precontrattuale della durata di 4 giorni durante il quale l’offerta di investimento o la manifestazione di interesse dell’investitore potrà essere revocata senza alcuna motivazione o penalità (art. 22). La disciplina interviene anche a facilitare l’incontro tra domanda e offerta permettendo ai fornitori di servizi di crowdfunding la pubblicazione di una bacheca elettronica per far confluire l’interesse per l’acquisto e la vendita di prestiti, di valori mobiliari o di strumenti ammessi a fini di crowdfunding inizialmente offerti sulle piattaforme (art. 25).

La normativa sancisce anche specifiche condizioni relative alle comunicazioni di marketing, che devono in ogni caso (anche in caso di esternalizzazione) risultare non soltanto corrette, chiare e non fuorvianti, ma anche coerenti con le informazioni contenute nella scheda relativa alle caratteristiche dell’investimento (artt. 27 e 28).

Infine, viene disegnato tutto un sistema di cooperazione sinergica tra le autorità competenti a vigilare sull’operatività dei fornitori di servizi di crowdfunding, destinato ad essere attuato mediante scambio costante di dati e informazioni, al fine di consentire forme di cooperazione nell’attività di indagine, monitoraggio e contrasto alle possibili violazioni (art. 29 ss.)