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Videogiochi e advertising: il futuro del settore

Vi ricordate le sale giochi? I cabinati arcade e ritrovarsi con quegli amici più nerd a sfidarsi a suon di Pac-man e Donkey Kong. Da allora l’industria del videogame ha subito grandi cambiamenti sia a livello tecnologico ma anche a livello sociale. Nell’ultimo decennio, il mondo del gaming si è espanso a dismisura, passando dai PC, alle console, agli smartphone fino ad arrivare alla realtà virtuale e in ultimo al metaverso.

Da una piccola nicchia di ragazzi nelle sale giochi, oggi si parla di un'importante fetta della popolazione mondiale. Parlando di numeri, si stima infatti che nel 2021 è stata raggiunta la quota di 3 miliardi di videogiocatori in tutto il mondo con una crescita del 5.3% rispetto al 2020. Complice anche la pandemia globale, moltissime persone costrette a stare a casa hanno scelto il videogioco come forma di intrattenimento digitale. Ma la crescita non riguarda solo il numero di videogiocatori, bensì anche il valore economico di questo settore. Globalmente il mercato nel 2021 ha raggiunto un fatturato di $175,8 miliardi con una previsione di raggiungere i $204.6 miliardi nel 2023 (fonte Newzoo Global Games Market Report April 2021 update). Numeri che superano di gran lunga le industrie cinematografica e della musica messe insieme.

E a livello italiano?
Stando all’ultimo rapporto dell’Italian Interactive Digital Entertainment Association (IIDEA), il giro d’affari dei videogiochi nello Stivale non è da meno. Dal 2019 al 2020 si è registrato un aumento del 21.9% del fatturato, passando a valere da €1,787 miliardi ai €2,2 miliardi nel 2020. Nonostante si possa pensare che i videogiochi siano solo cose per ragazzi, il rapporto di IIDEA ci smentisce, portando alla luce il dato che nel 2020 ben il 38% della popolazione italiana, di età compresa tra i 6 e i 64 anni, ha giocato ai videogiochi. Di questi il 56% sono uomini e il 44% sono donne. Il videogioco dunque non fa distinzioni di età o di genere, grazie anche alla facilità di accessibilità di questa forma di intrattenimento, che è supportata dai diversi dispositivi tra console, pc, tablet e smartphone. Sempre il rapporto IIDEA ci suggerisce infatti che i giocatori da Smart Devices (tablet e smartphone) sono in italia 10.7 milioni, ovvero il 40% di tutti le piattaforme di gioco. Un altro elemento che ne ha favorito la diffusione è il trend in crescita dei giochi “free-to-play”, per citarne uno Fortnite, ovvero quei titoli gratuiti che guadagnano dall’acquisto di contenuti all’interno del gioco.

Scordiamoci quindi dello stereotipo del videogiocatore giovane rinchiuso nella sua stanza, i numeri ci dicono chiaramente che questa forma di intrattenimento è molto più diffusa di quello che si pensa, e che moltissime aziende stanno investendo nel futuro di questo settore. Un esempio lo troviamo in ciò che è accaduto qualche mese fa, con l’acquisizione da parte di Microsoft del colosso del gaming Activision/Blizzard per quasi $70 miliardi, ad oggi la più grande acquisizione di Microsoft seguita dall’acquisizione di Linkedin per poco più di $26 miliardi.
Guardando con la lente di ingrandimento vediamo che moltissimi marchi, che di gaming apparentemente hanno poco a che fare, oggi interagiscono moltissimo con questo mondo. Nel 2021 Gucci, in occasione del 100esimo anniversario, ha tenuto sulla piattaforma Roblox l’evento Gucci Garden Experience, ricreando in chiave gaming la famosa venue presente a Firenze. Migliaia di utenti hanno potuto vivere gli ambienti realizzati dal brand potendo addirittura acquistare accessori virtuali esclusivi all’interno della piattaforma.

In questo contesto si inserisce Blaster Foundry, la startup gaming italiana con la missione di avvicinare i brand alla propria audience attraverso strategie di comunicazione innovative e gaming oriented. Tramite la realizzazione di videogiochi scalabili, Blaster Foundry crea esperienze interattive, dove i brand possono partecipare comunicando in maniera non convenzionale con il proprio target. Sfruttando meccanismi di gamification è possibile raggiungere specifici obiettivi, come l’awareness, la lead generation, la logo recognition, l’aumento dello scontrino medio e possono raggiungere organicamente un vasto numero di utenti grazie alla viralità del gioco. Partner di CreationDose, e Coderblock, Blaster Foundry ha già realizzato alcuni interessanti progetti con Leonardo Pavoletti, Aurora Betti, Angemi e Legolize. Non ultima, la partecipazione al percorso di accelerazione Italian Lifestyle di Nana Bianca in collaborazione con Fondazione CR Firenze e Intesa Sanpaolo, un’opportunità per far nascere interessanti nuove collaborazioni con brand come Alpitour, Starhotels, Gucci, Ermanno Scervino, Cisco, Colorobbia, Ruffino e Pitti Immagine.

In conclusione, il settore dei videogiochi è tra i più promettenti nel mercato globale non solo per i gamer ma anche per le aziende e siamo sicuri che ci continuerà a regalare nel prossimo futuro interessanti svolgimenti.

Se vuoi investire anche tu in questo settore, visita la campagna crowdfunding di Blaster Foundry!